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L'Eremo delle Carceri

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Il Post

  • Scritto da: Nicola Baruli
  • Il: 23/01/2020 13:44:55

L’Eremo delle Carceri è situato ad 800 metri di altezza, sulle pendici del monte Subasio immerso nel cuore di un verde bosco, a cinque chilometri c.a. da Assisi.
Fu donato dal Comune di Assisi ai benedettini del Monte Subasio, che successivamente, lo donarono (così come la porziuncola) a S. Francesco nell’anno 1215 affinchè si “carcerasse” nella preghiera.
Esisteva già una piccola cappella dedicata a S. Maria delle Carceri. La parola “Carceri” stava a simboleggiare un luogo solitario, isolato, oppure, secondo l’utilizzo locale, una persona che si allontanava per stabilirsi in luoghi appartati.
Il Santuario si è sviluppato nei i secoli attorno alla grotta di San Francesco e alla Cappellina di Santa Maria.
La struttura addossata alla roccia del monte è stata ingrandita nel tempo, grazie alla fantasia, inventiva e creatività dei frati. In particolare con il movimento dell’Osservanza di Fra Paoluccio Trinci e S. Bernardino da Siena nel 1400. Lo stesso fece edificare la chiesa di Santa Maria delle Carceri che inglobò la primitiva cappella e ampliò il complesso creando un piccolo convento con la particolarità di avere sulla porta un sole con il simbolo di Gesù Cristo a lui caro. Questo edificio fu intitolato proprio a San Bernardino.
La struttura è rimasta essenziale nello stile architettonico nonostante il passare dei secoli e delle mode; non mostra cose inutili, né distrazioni, ma solo la pietra nuda e viva. Ancora oggi, come nei secoli passati, il convento accoglie tutti coloro che sono alla ricerca di un’intima risposta interiore, godendo pienamente di un contesto improntato sulla preghiera e la contemplazione.


All’Eremo delle Carceri si possono trovare ben 2 lapidi marmoree che ricordano i prigionieri Austro-Ungarici della guerra del 1915 – 1918 che furono impiegati come mano d'opera dall’anno 1916 all’anno 1919 per rimboschire il Monte Subasio.
Il rimboschimento continuò nel periodo Fascista con un grande impegno di forze e di energie, tanto che tuttora viene considerato una delle opere di rimboschimento più consistenti d’Italia per arginare il dissesto idrogeologico a cui la montagna era sottoposta per il disboscamento effettuato precedentemente.



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