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Il 31 agosto si chiude la
partita dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alle
comunità energetiche rinnovabili. È il termine entro cui, come previsto dalla
normativa europea, deve concludersi la concessione di tutte le risorse disponibili,
comprese le eventuali risorse aggiuntive.
I numeri pubblicati dal Gestore
dei Servizi Energetici raccontano una misura che ha raccolto molte più domande
di quante potesse finanziarne. Fra l'8 aprile 2024 e il 30 novembre 2025, data
di chiusura dello sportello, sono arrivate 48.750 richieste. Di queste ne sono
state ammesse 30.299, per 779 milioni di euro di contributi e impianti che
sommano 1.763,6 megawatt. Le concessioni sono state distribuite in sei atti fra
il 12 maggio e il 30 luglio scorsi: gli ultimi due, da 294 e 479 domande,
segnalano che il grosso era già stato assegnato entro giugno.
Il dato che di solito non
compare nei comunicati è l'altro lato della stessa misura: 15.465 domande
risultano attualmente non finanziabili, per 572,8 milioni di euro e 1,33
gigawatt di impianti. L'ultima richiesta finanziabile è stata presentata alle
11 e 21 minuti del 24 novembre 2025. Chi è arrivato dopo entra solo per
scorrimento, cioè se qualche beneficiario rinuncia o se vengono stanziate nuove
risorse.
Il GSE precisa un passaggio che
vale la pena riportare: la valutazione tecnica positiva non determina
automaticamente la concessione del beneficio. Dopo l'istruttoria intervengono i
controlli del Comitato Investimenti, le verifiche antimafia, l'accertamento
dell'assenza di doppio finanziamento e di conflitti di interesse, la
registrazione nel Registro Nazionale degli Aiuti di Stato. Per questa ragione
l'ordine cronologico di arrivo delle domande non coincide con l'ordine di
ammissione.
Fra i motivi di esclusione più
ricorrenti il Gestore elenca la domanda presentata da un soggetto privo dei
requisiti — tipicamente un'impresa che produce o vende energia elettrica — la
mancanza del preventivo di connessione accettato o del titolo per realizzare
l'impianto, l'avvio dei lavori prima della domanda, e il superamento della
soglia di un megawatt tramite frazionamento artificioso.
La chiusura riguarda il
contributo in conto capitale, che copriva fino al 40% della spesa. Non riguarda
l'altro incentivo, che è cosa distinta: la tariffa premio sull'energia
condivisa, riconosciuta per vent'anni e richiedibile al GSE dopo l'entrata in esercizio
dell'impianto. Chi decide oggi di costituire una comunità energetica può quindi
accedervi, rinunciando al contributo nazionale e guardando semmai ai bandi
regionali.
Per gli impianti fino a 200
kilowatt la tariffa è pari a 80 euro per megawattora più una componente
variabile che cresce quando il prezzo di mercato scende, con un tetto di 120
euro. Scende a 70 e 60 euro di parte fissa per gli impianti più grandi, fino al
limite di un megawatt per singolo impianto.
Chi ha invece ottenuto la
concessione ha ventiquattro mesi dalla comunicazione dell'accordo per
completare i lavori, con un limite invalicabile: il 31 dicembre 2027, termine
spostato in avanti rispetto al 30 giugno 2026 inizialmente previsto.
Accanto ai numeri della misura
PNRR ci sono quelli delle comunità realmente attive. Al 30 giugno 2026 il GSE
contava 3.630 configurazioni in esercizio, per 302,9 megawatt e 37.821 punti di
prelievo associati. Erano circa 1.800 alla fine del 2025: sono raddoppiate in
sei mesi. Il Gestore avverte però che si tratta di dati in costante evoluzione,
pubblicati con funzione divulgativa.
Una precisazione utile a chi si
avvicina per la prima volta: fra i membri di una comunità energetica non passa
alcun cavo. L'elettricità continua a circolare nella rete di distribuzione come
sempre, e ciò che viene condiviso è un conteggio orario fra energia immessa e
prelevata all'interno della stessa porzione di rete. Il perimetro non è il
Comune ma la cabina primaria, e due edifici vicini possono ricadere sotto
cabine diverse.
Il quadro completo, con il
percorso per chi voglia avviarne una, è consultabile su
energiaaconfronto.com/schede/comunita-energetiche.html
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