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Torre dell’Olio

Luciano Festuccia


Alla bellissima e svettante Torre dell’Olio di Spoleto, viene attribuito un accadimento che presumibilmente non è m ai avvenuto, e cioè di aver contribuito alla strenua e vittoriosa difesa contro l’esercito di Annibale che nel 217 a.C. aveva appena sbaragliato i Romani al Trasimeno. E di questa presunta resistenza agli invasori ne parlano Dione Cassio e Tito Livio, tanto che nel ‘500 alla base della coeva Porta Fuga fu posta una lapide in latino che ne magnificava l’accaduto.
Perfino il Carducci vi compose un’ode che è riportata sulle mura di Spoleto. È comunque altamente improbabile che Annibale volesse perdere tempo ad assediare una città, poiché il suo obbiettivo era sempre e solo Roma e l’esercito romano. Inoltre la Torre dell’Olio è dimostrato che fu innalzata nel 1200, in un epoca cioè quando le torri urbane spuntavano come funghi, dal momento che attestavano l’importanza sociale delle famiglie: la sola Perugia pare ne contasse un centinaio.

È comunque possibile che il cartaginese, che pur al momento disponeva di 40.000 soldati, tentasse di prendere la città, anche perché la sua politica era quella di farsi alleati nelle popolazioni non romane, ma la resistenza degli abitanti e la mancanza di macchine da assedio, lo fece desistere. Il fatto che si riconduca alla Torre dell’Olio il centro della resistenza all’attacco cartaginese, fa presupporre che comunque ci potesse essere un bastione difensivo che fu in seguito sostituito.
La torre spoletina è sicuramente una delle meglio conservate, ed il suo nome deriva ovviamente dalla consuetudine di gettare olio bollente sugli assalitori: accadimento che dovette succedere spesso dal momento che la porta sulle mura sottostanti si chiama per l’appunto "Porta Fuga".

È la torre più alta della città, e certamente la meglio conservata.

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