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Rocca di Piediluco

Luciano Festuccia


Mons Lucus era il monte conico che con il suo bosco sacro fu dedicato alla divinità romana Velinia, moglie di Giano.
La prima costruzione quindi che sorse sulla sua sommità poté essere un piccole tempio, sostituito in età repubblicana da una fortificazione di avvistamento. Con la caduta dell'Impero però la struttura fu trasformata in fortilizio ed abitata da contadini e pescatori, oltre che dai Signori del momento. Il lago ed il territorio erano compresi nella Sabina, e spesso contesi da Spoleto: per questo motivo gli abitanti, in contrasto con il loro Signore, si trasferirono sulle rive del lago sottostante, praticamente ai piedi di Luco, da cui il toponimo attuale Piè-di-luco. Vi capitò anche l'imperatore Federico II, che nel 1248, ordinò l'ampliamento della fortezza: ugual decisione fu presa anche nel 1364 quando il cardinale Albornoz, nel suo programma di fortificazione pontificia dell'Italia Centrale, la collegò a quelle di Narni, Spoleto Orvieto ed Assisi. Passata ai Trinci nella prima metà del 1400, fu contesa a lungo fra Spoleto e Rieti, al cui territorio appartenne fino al 1708, anno in cui fu compresa dentro i confini dell'Umbria.
Il complesso è oggi allo stato di rudere, anche se facilmente leggibile: la zona sud-est comprende il palazzo gentilizio di impianto medievale, con la sala di rappresentanza, il suo portone di accesso, le stanze residenziali e la chiesa. Della fortezza vera e propria, le parti più significative sono rappresentate dal Mastio pentagonale a cinque livelli, un cortile d'armi con la cisterna di raccolta acque piovane, la residenza del castellano, i resti della cinta muraria ed una torre. Ancora visibile la torretta che proteggeva la porta di ingresso alla Rocca.
Nel bosco sottostante ci sono tracce delle fortificazioni che percorrevano tutto il fianco del monte fino al paese.
Si raggiunge facilmente a piedi con una suggestiva passeggiata.

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