«Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita!
Credimi, amico, quella Casa è veramente l’opera mia più bella».
Così scrive Giuseppe Verdi in una lettera all’amico Giulio Monteverde. E ancora oggi, vedendo Casa Verdi, non può stupire l’orgoglio del Maestro.
Dal 10 ottobre 1902 – quando entrarono i primi ospiti – ad oggi, la Casa di Riposo Giuseppe Verdi ha accolto tantissime persone che nella vita si sono dedicate all’arte musicale in vario modo e che, giunti all’età della pensione, possono qui trascorre la loro vecchiaia in totale libertà e autonomia. Non una casa di ricovero, dunque, ma di riposo dopo una vita dedicata alla musica.

Nel 1984 Daniel Schmid con la sua troupe varca le soglie di quella Casa. Lo fa con la devozione che lo aveva spinto, diciottenne, a lasciarsi alle spalle l'anfiteatro naturale delle montagne svizzere in cui era cresciuto per salire su un treno diretto a Milano e ascoltare la voce sublime di Maria Callas. E ciò che ci consegna, è un'opera in cui il documentario si fa elegia, un'opera che tocca le nostre corde più profonde, che inonda i nostri cuori di infinita tenerezza e commozione e sorrisi.
Hanno corpi consunti e passi incerti, quegli artisti, ma non sono piegati, vinti, tristi. Quando la discrezione, l'intelligenza, la sensibilità di quel cineasta profondamente innamorato del teatro lirico concede loro la possibilità di cantare le arie che li hanno resi celebri, di rivivere i gesti degli eroi e delle eroine che hanno incarnato sui palcoscenici del mondo, tutta l'energia vitale che ancora è in loro esplode e ci restituisce il ritratto di una vecchiaia serena e attiva, gioiosa, persino, di una stagione della vita che non è solo - come molti vorrebbero farci credere - declino e fatica, ma tesaurizzazione dell'esperienza, uno sguardo su di sé e sui propri simili che mai si sarebbe potuto avere nel rigoglio della giovinezza.
E' su questo capolavoro misconosciuto, che ci interrogheremo nel cine-incontro di giovedì, e attraverso di esso su un autore che non è stato solo un cineasta, ma una figura complessa, capace di contrabbandare il proprio sguardo in tutti gli incroci artistici con cui si è messo di volta in volta in relazione.

L'appuntamento è per giovedì 23 marzo alle ore 20:45 al Centro RelAzion'Arti in via Dentato 25/m a Terni.

Vi aspettiamo!